Ieri a Torino si sono tenute celebrazioni ufficiali nel ventennale
della morte del grande scrittore torinese, deportato ad Auschwitz dal ´41
fino a liberazione avvenuta nella primavera del ´45. Una folla enorme, ha occupato il teatro Massimo. Moni Ovadia ha bissato la lettura de "I sommersi e i salvati" per chi non era riuscito a vederla. Tutta la citta´ si e´ raccolta attorno al ricordo di quest´uomo dolce, introverso, il chimico-scrittore tanto amato da chi segue i libri e non teme ma ricerca la verita´.
Levi rappresenta la piu´ vivida e ferma memoria dei fatti del nazismo,
ma fu sopratutto una vera e propria rivoluzione intellettuale e linguistica nell´
Italia insipiente e pietista degli anni cinquanta, l´Italia Dc dei censori e dell´ipocrisia generale, che non voleva riconoscere le proprie poverta´ e bassezze, il suo retaggio contadino fuori dai naturalismi, quell´italia stracciona (intellettualmente) che non voleva riconoscere il dolore, quell´italia che e´ ancora com´era, e forse solo peggiorata.
Levi e´ rivoluzione intellettuale ovunque lo si esporti, come dice F. Camon: una spina nel fianco per chiunque non voglia far conoscere la verita´, o la voglia manipolare o non la accetti nel profondo dell´anima sua.
Quel giovane chimico, scampato chissa´ come alla morte fisica nel Lager, sopravvissuto a tutta una serie di tremende prove, a un lungo ritorno a casa attraversando l`europa intera, viaggiando di continuo verso l´ignoto, sperimento´ su di se´ la mancanza di appigli ideali, di strumenti culturali fissi che invece si ricavava di volta in volta con l´analisi dei fatti puri, cosi´ come li vedeva attraverso una lente, nel silenzio di un laboratorio, il suo lavoratorio di chimico-scrittore appunto.
I tedeschi, specie quelli dell´Est, non potevano certo stamparlo. I racconti del Lager ricordavano quelli sui Gulag. I kapo´ e i nazisti ricordavano gli ufficiali della Stasi. Gli italiani poi, che gente, all´inizio lo rifiutarono, perche´ dicevano "la memoria della guerra era troppo viva". Sai com´e´ a un italiano non togliere mai il quieto vivere... Lo stesso Einaudi rifiuto´ il manoscritto di "Se questo e´ un uomo", salvo poi stampare anni dopo, sotto la supervisione di Calvino, grande editor prima che grande scrittore, tutta l´opera di Levi: Il sistema Periodico. I sommersi e i salvati, La tregua (diventato poi film di Rosi), La chiave a stella, i racconti brevi e lunghi dal futuro immaginario e inquietante, i frammenti di ricordo del campo negli altri volumi di storie diverse.
Gli Israeliani? Certo non potevano soffrire uno scrittore ebreo cosi´ fondamentale e autorevole, un giusto, che li criticava apertamente e diceva proprio "quella" verita´ che e´ sotto gli occhi di tutti, la verita cosi´ tremenda che nessuno vuole dire. Gli ebrei sono come dei nuovi nazisti, e gli arabi erano/sono per Levi dei nuovi ebrei. E cosi´ infatti e´.
La Storia non era servita a molto, si ripeteva con personaggi diversi sullo stesso canovaccio. Disumanita´, rabbia, disperazione, lotta, merda. La Storia che lui aveva scritto non era stata appresa, la rabbia che aveva assaporato gli ritornava indietro. La sua fine ce ne dice qualcosa. Buttatosi giu´ dalla tromba delle scale, come in un vortice di disperazione, in una nuova caduta verso un nero basso d´odio. Una caduta definitiva, senza ritorno, ma piu´ dolce che non la vita...
E che dire della splendida lingua che Levi ci ha regalato?
Non vogliamo qui fare discorsi da intenditori: non siamo ne´ scrittori, ne critici. Almeno non nel senso corrente. Tutte le analisi del caso le lasciamo a chi le sa fare. Per ora ci basta dirvi che noi abbiamo amato molto quest´uomo e la sua scrittura cosi´ preziosa, limpida, umana, accorata, ricercata, amabile infine, la voce forse piu´ dolce della letteratura italiana contemporanea.
Quanto ci ha fatto piangere e sorridere di gusto coi suoi libri, come ci ha fatto compagnia e ci e´ stato maestro e quanto ci accompagnera´ per tutta la vita, non lo potremmo qui dire con parole. Leggetelo studiatelo portatelo sempre con voi, nella memoria, nell´intima pace che grazie a lui abita un po´ nei nostri cuori.
Yuri Lebjadkin