venerdì 20 aprile 2007

Cio´ che il mio sangue e´ stato

non risparmio niente al mio passato di fedifrago solo e abbandonato, resto deluso, chiuso, ammansito, disperso come tutti quelli che non trovati si lasciano raccontare. le strade aperte e la lunga linea di asfalto lucida di notte, che porta al finisterre, luogo rimaneggiato solitario in ascolto. luna che mi segue con occhio tiepido, rilassati amica, perso il giro, ancora stonata, insieme al sole calura di stelle a fuoco, il passo di poeta che scalda e non matura, marina, il sospiro degli eremiti nelle pietre scavate, la luce ad olio, le amicizie sbagliate, ma quelle giuste sono giuste per cosa?, a scanso di occasioni, io qui a rifare il verso al bene, il caro bene supremo, la salentinita´ nei bash di reggae limpido basso ostinato, mantello di scuse, giuramenti di notte sugli scogli aperti al vento salato, i cavalloni impietriti in forme assalitrici, la storia di una conchiglia in quel che il mio sangue e´ stato. l´albania e il sole rosso, l´aquila sulle modeste gobbe terrestri, non e´ un canyon amore mio e tu non fare il pistolero. Salento: non ne sapevo niente finche´qualcuno non mi ha detto:"Quarda che tu sei Salentino!". E chi me lo diceva poi che nelle danze in piazza, in quel bere vino, in quell´annientarsi proprio di chi e stato per troppo tempo timido e schiavo, c´era proprio la rima con quella parola li´? io scrivo per sbaglio, quando non posso farne a meno, mi nascondo ed anche questo e´ salentino, come nascondere il se´ dietro una sola
insipida parola cosi´ che vende bene chi vende fumo.