non risparmio niente al mio passato di fedifrago solo e abbandonato, resto deluso, chiuso, ammansito, disperso come tutti quelli che non trovati si lasciano raccontare. le strade aperte e la lunga linea di asfalto lucida di notte, che porta al finisterre, luogo rimaneggiato solitario in ascolto. luna che mi segue con occhio tiepido, rilassati amica, perso il giro, ancora stonata, insieme al sole calura di stelle a fuoco, il passo di poeta che scalda e non matura, marina, il sospiro degli eremiti nelle pietre scavate, la luce ad olio, le amicizie sbagliate, ma quelle giuste sono giuste per cosa?, a scanso di occasioni, io qui a rifare il verso al bene, il caro bene supremo, la salentinita´ nei bash di reggae limpido basso ostinato, mantello di scuse, giuramenti di notte sugli scogli aperti al vento salato, i cavalloni impietriti in forme assalitrici, la storia di una conchiglia in quel che il mio sangue e´ stato. l´albania e il sole rosso, l´aquila sulle modeste gobbe terrestri, non e´ un canyon amore mio e tu non fare il pistolero. Salento: non ne sapevo niente finche´qualcuno non mi ha detto:"Quarda che tu sei Salentino!". E chi me lo diceva poi che nelle danze in piazza, in quel bere vino, in quell´annientarsi proprio di chi e stato per troppo tempo timido e schiavo, c´era proprio la rima con quella parola li´? io scrivo per sbaglio, quando non posso farne a meno, mi nascondo ed anche questo e´ salentino, come nascondere il se´ dietro una sola
insipida parola cosi´ che vende bene chi vende fumo.
venerdì 20 aprile 2007
giovedì 19 aprile 2007
Berliner Wörterbuch-Dizionario Minimo Berlinese
A.wie Alex, abbr. di Alexander Platz, la piazza piu´ famosa e piu´ rimaneggiata di Berlino, luogo simbolo della politica comunista della DDR (vi sorge ancora l´ex parlamento Palast der Republik e il municipio Rotes Rathaus) e oggi, assieme alla vicina e avveniristica Potsdamer Platz, rappresentazione del nuovo corso iper-capitalista della citta´. E´uno degli snodi piu´ importanti di Berlino, cuore della vecchia Mitte, ex quartiere sovietico ora divenuto centro storico della citta´ unificata. Da noi famosa per la canzone di Battiato, prende il nome dalla visita dell´imperatore russo Alessandro I nel 1805. Al centro della piazza non puo´ sfuggirvi la Fernsehe Turm, la torre della televisione, una delle costruzioni piu´ alte in Europa.
Berliner Wörterbuch-Dizionario Minimo Berlinese
inizia da oggi su questo blog la pubblicazione a puntate del dizionario minimo Berlinese scritto da Francesco Ciardo di Miro Magazine. www.mirosalento.it
a inizio del mese prossimo sulla rivista online di cultura salentina uscira´ la nuova monografia dedicata a "Le strade di Berlino", alla quale il sottoscritto ha collaborato con qualche pezzo ritmico ripescato dagli archivi.
cominciamo con la A di Alcool:
Alcool. Il problema dell´alcool, e´ sempre stato importante in una nazione dove la birra e´ bevanda nazionale e viene bevuta anche di prima mattina, specie dai lavoratori. La citta´, che e´sopratutto luogo di divertentismo generalizzato registra un´impennata dei consumi di alcool tra i giovanissimi. Un caso di cronaca per tutti e´ quello che vede come protagonista Lukas W. di 16 anni, ricoverato in coma e poi morto a distanza di un mese dopo avere ingerito per "una bravata", come titolano i giornali, 52 bicchierini di tequila. Secondo i dati diffusi dal comune nel 2005 sono stati 274 i ragazzi di età compresa tra 10 e 20 anni ricoverati in ospedale per eccesso di alcolici. Rispetto all'anno precedente si tratta di un aumento del 73% per i maschi e del 16% per le ragazze (fonte: Repubblica).
a inizio del mese prossimo sulla rivista online di cultura salentina uscira´ la nuova monografia dedicata a "Le strade di Berlino", alla quale il sottoscritto ha collaborato con qualche pezzo ritmico ripescato dagli archivi.
cominciamo con la A di Alcool:
Alcool. Il problema dell´alcool, e´ sempre stato importante in una nazione dove la birra e´ bevanda nazionale e viene bevuta anche di prima mattina, specie dai lavoratori. La citta´, che e´sopratutto luogo di divertentismo generalizzato registra un´impennata dei consumi di alcool tra i giovanissimi. Un caso di cronaca per tutti e´ quello che vede come protagonista Lukas W. di 16 anni, ricoverato in coma e poi morto a distanza di un mese dopo avere ingerito per "una bravata", come titolano i giornali, 52 bicchierini di tequila. Secondo i dati diffusi dal comune nel 2005 sono stati 274 i ragazzi di età compresa tra 10 e 20 anni ricoverati in ospedale per eccesso di alcolici. Rispetto all'anno precedente si tratta di un aumento del 73% per i maschi e del 16% per le ragazze (fonte: Repubblica).
mercoledì 11 aprile 2007
Levi. La verita´ non ci fara´ mai schiavi.
Ieri a Torino si sono tenute celebrazioni ufficiali nel ventennale
della morte del grande scrittore torinese, deportato ad Auschwitz dal ´41
fino a liberazione avvenuta nella primavera del ´45. Una folla enorme, ha occupato il teatro Massimo. Moni Ovadia ha bissato la lettura de "I sommersi e i salvati" per chi non era riuscito a vederla. Tutta la citta´ si e´ raccolta attorno al ricordo di quest´uomo dolce, introverso, il chimico-scrittore tanto amato da chi segue i libri e non teme ma ricerca la verita´.
Levi rappresenta la piu´ vivida e ferma memoria dei fatti del nazismo,
ma fu sopratutto una vera e propria rivoluzione intellettuale e linguistica nell´
Italia insipiente e pietista degli anni cinquanta, l´Italia Dc dei censori e dell´ipocrisia generale, che non voleva riconoscere le proprie poverta´ e bassezze, il suo retaggio contadino fuori dai naturalismi, quell´italia stracciona (intellettualmente) che non voleva riconoscere il dolore, quell´italia che e´ ancora com´era, e forse solo peggiorata.
Levi e´ rivoluzione intellettuale ovunque lo si esporti, come dice F. Camon: una spina nel fianco per chiunque non voglia far conoscere la verita´, o la voglia manipolare o non la accetti nel profondo dell´anima sua.
Quel giovane chimico, scampato chissa´ come alla morte fisica nel Lager, sopravvissuto a tutta una serie di tremende prove, a un lungo ritorno a casa attraversando l`europa intera, viaggiando di continuo verso l´ignoto, sperimento´ su di se´ la mancanza di appigli ideali, di strumenti culturali fissi che invece si ricavava di volta in volta con l´analisi dei fatti puri, cosi´ come li vedeva attraverso una lente, nel silenzio di un laboratorio, il suo lavoratorio di chimico-scrittore appunto.
I tedeschi, specie quelli dell´Est, non potevano certo stamparlo. I racconti del Lager ricordavano quelli sui Gulag. I kapo´ e i nazisti ricordavano gli ufficiali della Stasi. Gli italiani poi, che gente, all´inizio lo rifiutarono, perche´ dicevano "la memoria della guerra era troppo viva". Sai com´e´ a un italiano non togliere mai il quieto vivere... Lo stesso Einaudi rifiuto´ il manoscritto di "Se questo e´ un uomo", salvo poi stampare anni dopo, sotto la supervisione di Calvino, grande editor prima che grande scrittore, tutta l´opera di Levi: Il sistema Periodico. I sommersi e i salvati, La tregua (diventato poi film di Rosi), La chiave a stella, i racconti brevi e lunghi dal futuro immaginario e inquietante, i frammenti di ricordo del campo negli altri volumi di storie diverse.
Gli Israeliani? Certo non potevano soffrire uno scrittore ebreo cosi´ fondamentale e autorevole, un giusto, che li criticava apertamente e diceva proprio "quella" verita´ che e´ sotto gli occhi di tutti, la verita cosi´ tremenda che nessuno vuole dire. Gli ebrei sono come dei nuovi nazisti, e gli arabi erano/sono per Levi dei nuovi ebrei. E cosi´ infatti e´.
La Storia non era servita a molto, si ripeteva con personaggi diversi sullo stesso canovaccio. Disumanita´, rabbia, disperazione, lotta, merda. La Storia che lui aveva scritto non era stata appresa, la rabbia che aveva assaporato gli ritornava indietro. La sua fine ce ne dice qualcosa. Buttatosi giu´ dalla tromba delle scale, come in un vortice di disperazione, in una nuova caduta verso un nero basso d´odio. Una caduta definitiva, senza ritorno, ma piu´ dolce che non la vita...
E che dire della splendida lingua che Levi ci ha regalato?
Non vogliamo qui fare discorsi da intenditori: non siamo ne´ scrittori, ne critici. Almeno non nel senso corrente. Tutte le analisi del caso le lasciamo a chi le sa fare. Per ora ci basta dirvi che noi abbiamo amato molto quest´uomo e la sua scrittura cosi´ preziosa, limpida, umana, accorata, ricercata, amabile infine, la voce forse piu´ dolce della letteratura italiana contemporanea.
Quanto ci ha fatto piangere e sorridere di gusto coi suoi libri, come ci ha fatto compagnia e ci e´ stato maestro e quanto ci accompagnera´ per tutta la vita, non lo potremmo qui dire con parole. Leggetelo studiatelo portatelo sempre con voi, nella memoria, nell´intima pace che grazie a lui abita un po´ nei nostri cuori.
Yuri Lebjadkin
della morte del grande scrittore torinese, deportato ad Auschwitz dal ´41
fino a liberazione avvenuta nella primavera del ´45. Una folla enorme, ha occupato il teatro Massimo. Moni Ovadia ha bissato la lettura de "I sommersi e i salvati" per chi non era riuscito a vederla. Tutta la citta´ si e´ raccolta attorno al ricordo di quest´uomo dolce, introverso, il chimico-scrittore tanto amato da chi segue i libri e non teme ma ricerca la verita´.
Levi rappresenta la piu´ vivida e ferma memoria dei fatti del nazismo,
ma fu sopratutto una vera e propria rivoluzione intellettuale e linguistica nell´
Italia insipiente e pietista degli anni cinquanta, l´Italia Dc dei censori e dell´ipocrisia generale, che non voleva riconoscere le proprie poverta´ e bassezze, il suo retaggio contadino fuori dai naturalismi, quell´italia stracciona (intellettualmente) che non voleva riconoscere il dolore, quell´italia che e´ ancora com´era, e forse solo peggiorata.
Levi e´ rivoluzione intellettuale ovunque lo si esporti, come dice F. Camon: una spina nel fianco per chiunque non voglia far conoscere la verita´, o la voglia manipolare o non la accetti nel profondo dell´anima sua.
Quel giovane chimico, scampato chissa´ come alla morte fisica nel Lager, sopravvissuto a tutta una serie di tremende prove, a un lungo ritorno a casa attraversando l`europa intera, viaggiando di continuo verso l´ignoto, sperimento´ su di se´ la mancanza di appigli ideali, di strumenti culturali fissi che invece si ricavava di volta in volta con l´analisi dei fatti puri, cosi´ come li vedeva attraverso una lente, nel silenzio di un laboratorio, il suo lavoratorio di chimico-scrittore appunto.
I tedeschi, specie quelli dell´Est, non potevano certo stamparlo. I racconti del Lager ricordavano quelli sui Gulag. I kapo´ e i nazisti ricordavano gli ufficiali della Stasi. Gli italiani poi, che gente, all´inizio lo rifiutarono, perche´ dicevano "la memoria della guerra era troppo viva". Sai com´e´ a un italiano non togliere mai il quieto vivere... Lo stesso Einaudi rifiuto´ il manoscritto di "Se questo e´ un uomo", salvo poi stampare anni dopo, sotto la supervisione di Calvino, grande editor prima che grande scrittore, tutta l´opera di Levi: Il sistema Periodico. I sommersi e i salvati, La tregua (diventato poi film di Rosi), La chiave a stella, i racconti brevi e lunghi dal futuro immaginario e inquietante, i frammenti di ricordo del campo negli altri volumi di storie diverse.
Gli Israeliani? Certo non potevano soffrire uno scrittore ebreo cosi´ fondamentale e autorevole, un giusto, che li criticava apertamente e diceva proprio "quella" verita´ che e´ sotto gli occhi di tutti, la verita cosi´ tremenda che nessuno vuole dire. Gli ebrei sono come dei nuovi nazisti, e gli arabi erano/sono per Levi dei nuovi ebrei. E cosi´ infatti e´.
La Storia non era servita a molto, si ripeteva con personaggi diversi sullo stesso canovaccio. Disumanita´, rabbia, disperazione, lotta, merda. La Storia che lui aveva scritto non era stata appresa, la rabbia che aveva assaporato gli ritornava indietro. La sua fine ce ne dice qualcosa. Buttatosi giu´ dalla tromba delle scale, come in un vortice di disperazione, in una nuova caduta verso un nero basso d´odio. Una caduta definitiva, senza ritorno, ma piu´ dolce che non la vita...
E che dire della splendida lingua che Levi ci ha regalato?
Non vogliamo qui fare discorsi da intenditori: non siamo ne´ scrittori, ne critici. Almeno non nel senso corrente. Tutte le analisi del caso le lasciamo a chi le sa fare. Per ora ci basta dirvi che noi abbiamo amato molto quest´uomo e la sua scrittura cosi´ preziosa, limpida, umana, accorata, ricercata, amabile infine, la voce forse piu´ dolce della letteratura italiana contemporanea.
Quanto ci ha fatto piangere e sorridere di gusto coi suoi libri, come ci ha fatto compagnia e ci e´ stato maestro e quanto ci accompagnera´ per tutta la vita, non lo potremmo qui dire con parole. Leggetelo studiatelo portatelo sempre con voi, nella memoria, nell´intima pace che grazie a lui abita un po´ nei nostri cuori.
Yuri Lebjadkin
martedì 10 aprile 2007
Povero e inutile
Povero e inutile
il cielo non ti ascolta.
Ci sono altri misteri
oltre le cose divine.
Tu pure taci
affamato come
sei da sempre
di simboli
incarnati.
Tu e Dio
vi accorgete d´essere
gemelli separati
alla nascita:
inutili da soli,
e messi al posto
sbagliato.
Tu, qui
materia di sogno,
deriso e calpestato
e Lui, il maiuscolo,
lassu´, in un regno
cosi´ pallido
da apparire
disabitato.
il cielo non ti ascolta.
Ci sono altri misteri
oltre le cose divine.
Tu pure taci
affamato come
sei da sempre
di simboli
incarnati.
Tu e Dio
vi accorgete d´essere
gemelli separati
alla nascita:
inutili da soli,
e messi al posto
sbagliato.
Tu, qui
materia di sogno,
deriso e calpestato
e Lui, il maiuscolo,
lassu´, in un regno
cosi´ pallido
da apparire
disabitato.
bin Ich ein Berliner? Sono un Berlinese?
Tra questi ed altri sogni finisce l´impero dell´est, crollo dichiarato, discesa irresistibile, sogno incrinato, porcellana fin de siecle finita in un piccolo mercato di rione. L´augello fa festa in primavera e muore stecchito l´inverno, anche qui - che credevi? - curvo sul fatturato, digrignando i denti alla vista di un altro desiderio ahime´ ben raggiungibile per il quale comunque si fara´ rabbia, frustrazione e nervi alla voce, a furia di cantare e lavorare, cantare e rosicchiare affetto, finche´ il filo non si perde, come al coltello la lama per tagliare.
Cio´ che gli italiani non sanno
non sapere e´ non voler sapere.
tale consapevolezza si applica a tutte le cose.
italia: la democrazia e´ quel che c´e´
gli italiani lo sanno, fanno finta di infuriarsi.
purtroppo restiamo un popolo di beghine.
e non lo vogliamo ammettere.
tale consapevolezza si applica a tutte le cose.
italia: la democrazia e´ quel che c´e´
gli italiani lo sanno, fanno finta di infuriarsi.
purtroppo restiamo un popolo di beghine.
e non lo vogliamo ammettere.
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